Lo Sbiancamento Dentale
...quante persone si rivolgono al proprio dentista di fiducia per avere denti bianchissimi
Il “sorriso smagliante” frequentemente proposto dagli spots pubblicitari, si è piano piano imposto nella cultura come modello estetico imprescindibile a cui tendere con impegno, tanto da creare problemi nella sfera della socialità a coloro i quali non riescono ad ottenerlo. Eppure è curioso vedere come questo modello sia in realtà un altro cliché del pensiero moderno, dettato da una scelta estetica piuttosto che da un’attenta analisi della realtà: tanto è vero che i denti in natura non sono affatto bianchi. Lo smalto che ricopre il dente infatti risulta essere un tessuto cristallino compatto, di tipo translucente.
La dentina, tessuto minerale che si trova sotto di esso, ha invece un colore opaco alquanto giallastro, ed è per questo che attraverso lo smalto assume una colorazione tendente ad un pallido “bianco sporco”. Solo nei bambini, che presentano uno smalto più gessoso nei denti da latte, è possibile riscontrare un bianco che più si avvicina a quello “immacolato” proposto dai modelli pubblicitari. L’”allarmismo estetico” derivante dall’opacizzazione dentale ha senza dubbio portato ad una maggiore considerazione e cura dell’igiene orale di base, quella casalinga, da effettuarsi tramite strumenti quali lo spazzolino, il filo interdentale e i colluttori.
Tuttavia persistono alcune patologie legate alla colorazione dei denti che possono essere superate solo con l’ausilio del lavoro di medici specialisti.
E’ doveroso quindi, per motivi esplicativi, fare una distinzione sul diverso grado di serietà tra i fattori che possono portare alla colorazione errata dei denti:
- il fattore estrinseco riguarda le macchie che si formano sulla superficie dello smalto, dovute a tartaro, caffè, tabacco, vino rosso ecc…, di facile rimozione attraverso gli strumenti di uso quotidiano sopra citati;
- il fattore intrinseco, più grave del precedente, si manifesta nel periodo di formazione della dentatura, con la comparsa di macchie all’interno dello smalto, dovute solitamente all’assunzione di particolari antibiotici (tetracicline) durante l’infanzia; ad un eccesso di fluoro (fluorosi); alla presenza eccessiva di bilirubina, pigmento rossastro contenuto nella bile, soprattutto nei soggetti talassemici o da anomalie congenite sorte durante la formazione dello smalto e della dentina, che vengono definite amelogenesi imperfetta nel primo caso e dentinogenesi imperfetta nel secondo.
Mascherine, gel, striscette e non solo...
Lo sbiancamento dei denti avviene attraverso un processo chimico – molecolare, che si basa sullo sviluppo dell’ossigenazione. Lo schiarimento dello smalto è provocato dall’ossidazione provocata dall’applicazione di perossido di idrogeno (acqua ossigenata), che tuttavia può provocare infiammazioni alle gengive.Il metodo consigliato è quello del perossido di carbammide, in cui il perossido viene veicolato dalla carbammide fino a causare un’alterazione microscopica capace di cambiare il comportamento dello smalto al contatto con la luce.
I rimedi domiciliari per la pulizia dei denti, oggi conosciuti e commercializzati in farmacia, comprendono alcuni semplici apparecchi quali mascherine, gel e striscette. Tra le cure professionali invece, quelle più efficaci sono date dall’utilizzo di lampade UV e laser, o dell’ablatore. Quest’ultimo è una sorta di piccolo trapano con punta tonda vibrante, che getta acque ed emette ultrasuoni capaci di rimuovere gli strati di tartaro dalla superficie dentale.
La vibrazione crea delle bollicine microscopiche nel getto d’acqua, che scoppiando formano crepe nella membrana dei batteri. Tale fenomeno è conosciuto nell’ambiente professionale come cavitazione.
I casi in cui uno sbiancamento dentale risulta impossibile o comunque inefficace sono quelli con presenza di elementi artificiali all’interno della dentatura, come corone, protesi, capsule e ponti. Questi elementi infatti sono insensibili al processo di ossidazione del perossido, e quindi non soggetti a mutamenti nella colorazione, che a questo punto risulterebbe distribuita in modo non uniforme su tutta la dentatura. [tutti gli articoli]
